Soggettive dell’orrore. Come il film di paura pensa a se stesso

Il cinema horror è un genere che crea legami fortissimi con la dimensione della contemporaneità, con le sue devianze e, a modo suo, costruisce una critica sociale e una denuncia. Il docu-horror e tutto il cinema “di punto di vista” (P.O.V), girato in soggettiva, sono una testimonianza dell’evoluzione della società, della democratizzazione degli strumenti di registrazione e riproduzione audio/video, dell’entusiasmo dilagante di giovani e meno giovani intorno alle nuove tecnologie per la condivisione. Il cinema dell’orrore non incontra la contemporaneità soltanto per scovarne i racconti, ma arriva a costruire uno storytelling con gli stessi strumenti a disposizione dei personaggi che mette in scena. Da questo nasce un cinema apertamente dilettantesco ma con forte capacità di immedesimazione del pubblico, un cinema fresco e rivoluzionario, che costituisce l’unica vera novità del secolo cinematografico. Gli autori affrontano l’argomento con mente sgombra, instaurando un dialogo cinefilo che invita lo spettatore-lettore a partecipare alla scoperta di un fenomeno affascinante e in continua evoluzione.

prefazione di Davide Pulici

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